Comune di calatafimi

Martedi , 26 Marzo 2019

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La vara del SS. crocifisso in processione.

In Sicilia, al turista distratto, capita raramente di lasciare la costa per visitare l’interno dell’isola. Il richiamo del mare ha la meglio facilmente sulla sua curiosità, ed è l’unico di cui mantenga il ricordo. Tuttavia, basta solo che si spinga un po’ più addentro ed ecco che potrà intuirne e scoprirne il volto più vero. Tradizionale insediamento indigeno (probabilmente l’antica Acesta) – Calatafimi, come molti dei luoghi che custodiscono la storia più raccolta di Sicilia, il mare lo guarda da lontano. Per sé, ha scelto di arrampicarsi su fino ai quattrocento metri delle colline alle spalle di Segesta, e di asserragliarsi sull’altura dove sorgeva un tempo una rocca fortificata. Intorno ad essa, ed a cavallo di un crinale che consente di dominare per lungo tratto i colli che lo circondano, si è venuto lentamente avvolgendo il borgo medioevale, di cui – seppure gravemente danneggiato dal terremoto del 1968 – è possibile ancora oggi osservare il primitivo impianto urbanistico. Nel tempo poi, e in due successive principali ondate – la francese e la spagnola – Calatafimi si è pigramente distesa verso est, fino a raggiungere col dopoguerra la zona attualmente chiamata della Chiesa Nuova (colle S. Vito). Se dell’espansione francese poco si è conservato, di quella spagnola (tra il ‘500 e il ‘600) rimane traccia nella tipica architettura ad archi che ricorda, a volte da vicino, i bassi napoletani: e sono, allora, passeggiando per il paese, come delle visioni che colpiscono, che sembrano fermare il tempo innestando uno sull’altro, per un lungo attimo, presente e passato. E’ da questa sua posizione eccezionale che, nei secoli, Calatafimi si è data ad ordinare lo spazio che la circondava in territorio. Per chi li guardi dall’alto del castello Eufemio, i suoi quasi 16.000 ettari di campagna si disporranno allora in due grandi sistemi: a sud le colline del Timpone del Nonno, il monte Seifila, il colle di Pianto Romano; a nord, il bosco di Angimbè e i monti Pispisa e Pelato. A sud il visitatore esplorerà una boscaglia ora più fitta ora più rada che potrà percorrere avvalendosi dei numerosi sentieri attrezzati che lo condurranno, se vorrà, verso Castelluzzo e Baronia.

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