Comune di calatafimi

Martedi , 26 Marzo 2019

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Corpo Centrale

Cenni Storici e arredo urbano

Cenni Storici

Veduta dall' alto del castello di Calatafimi Segesta.

Non per nulla il francese Houel, venutovi alla fine del ‘700, la giudicò una delle più belle chiese di Sicilia, leggiadra come un salotto. Al centro della volta domina il settecentesco affresco del Trionfo della Croce di Antonio Mercurio, cui vanno attribuite anche le efficaci tele con episodi biblici alle pareti del presbiterio. Dinanzi alla chiesa del SS. Crocifisso una breve salita adduce alla chiesa madre di S. Silvestro Papa, corposa basilica risultante da successivi ampliamenti dei secoli XVI e XVII su un più esiguo impianto d’epoca sveva. Restaurato dopo il sisma del 1968, che travolse nei crolli la volta e il catino dell’abside, l’edificio ha rudimentale prospetto intonacato e ampia aula a tre navate di frigido decorativismo; ma, nel fondo, il coro si anima della rinascimentale eleganza della fascinosa ancòna marmorea della Vergine col Bambino fra Santi, profeti, scene evangeliche, vasta composizione dagli aurei decori eseguita intorno al 1512 dai carraresi Bartolomeo Berrettaro e Giuliano Mancino; nella navata destra incuriosisce un policromo tronetto ligneo in forma di carro trionfale per l’esposizione del Santissimo; si conserva in sacrestia una tavola tardo-bizantina della Madonna col Bambino dal bruno sembiante, prezioso recupero della Chiesa del Carmine. Di fronte alla Matrice, la seicentesca chiesa dell’Immacolatella, oggi in disuso, esibisce un fiorito portale architravato con bassorilievo della Vergine. E, continuando a salire, ecco sull’alto del colle (397 m) vestito d’una fresca pineta la drammatica eminenza del castello: si riconosce nei due grandi torrioni smozzicati, nelle dirute muraglie, nei forti archi ogivali che cavalcano gli antichi passaggi l’imponenza della chiusa e massiccia struttura in povero materiale lapideo impostata con irregolare planimetria sulle asperità del suolo , e ancora si ravvisano in alcuni ambienti le tracce del potere e del vissuto (fra l’altro, il castello fu adibito a carcere fino al pieno Ottocento). Dall’alto una vista grandiosa si gode sul circostante panorama: l’intera valle del Crimiso (oggi fiume Kàggera) si stende ai piedi del colle, paesaggio di florida venustà, verde di praterie e di colture, circoscritto all’intorno da vette lontane e boscose che si ritagliano solenni e placide nell’orizzonte.

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