Comune di calatafimi

Venerdi , 20 Settembre 2019

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Corpo Centrale

Cenni Storici e arredo urbano

Cenni Storici

Veduta dall' alto del castello di Calatafimi Segesta.

Sulla destra, un pittoresco quartiere di antiche forma edilizie trasmette al visitatore la testimonianza intatta di uno spazio urbano risalente alla fase di espansione del paese in epoca spagnola: quivi la tortuosa trama viaria, organicamente adagiandosi sulle accidentalità del sito orografico, compone tracciati misteriosi fortemente acclivi sotto ruvidi arconi ogivali, aggregando lungo i margini un fitto tessuto di dimore che nell’armonico allinearsi degli onesti involucri strutturali disegnano un paesaggio urbano composto e straordinario. Dalla via Marconi si raggiungerà ora piazza Nocito e, alle spalle di questa, piazza Nullo, prospetticamente interclusa dalla grigia mole della normanna chiesa dell’Annunziata, detta più tardi del Carmine per l’annessione a un convento di Carmelitani edificato alla sua destra nel 1430. Realizzata in opus incertum e ormai abbandonata dopo un’epoca di splendori per il favore goduto dai signori feudali, che fra l’altro vi stabilirono i sepolcri di famiglia, la rude costruzione, un tempo ricca di ornati, di statue e di ben 11 altari, conserva nella fiancata un portale timpanato e nel secondo ordine finestrelle con bugne. Ritornati in piazza Nocito, si proseguirà per le acclivi vie XV Maggio e Avv. Colombo. A sinistra, la medievale chiesa di S. Francesco, interessante documento della storia urbana dell’antico centro, espone il nitido prospetto illuminato da un severo portale marmoreo soprastato da un vibrante rosone; residua a mezz’aria, nella profonda fiancata, un antico portalino tompagnato con colonnine dai graziosi capitelli. Al termine della lunga direttrice stradale, su un’alta spianata si situa il più rilevante episodio dell’architettura religiosa del paese. E’ qui che, annunziata dai composti equilibri della classicheggiante facciata, impone la propria tesa volumetria la chiesa del SS. Crocifisso, eretta fra il 1741 e il 1759 su progetti di Giovan Biagio Amico; rileva sul prospetto, scompartito da lesene su cui si disegna il grande timpano (restauri nel 1950), il marcato portale proveniente dalla palermitana chiesa delle Stimmate, affiancato da alte nicchie. L’interno è un polifonico tripudio di gloria alla Divinità, dalla squisita antiporta linea alla sontuosità plastico-cromatica della grande aula, nella quale si compngono in coerente fusione i sostenuti ritmi architettonici, le nervose membrature di colonne e aggetti, la raffinata maestosità di marmi, stucchi e ori, lo smagliante linguaggio decorativo e d’arredo, ininterrotto fino alla fusa spazialità della tribuna.

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