Comune di calatafimi

Martedi , 20 Agosto 2019

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Corpo Centrale

Cenni Storici e arredo urbano

Cenni Storici

Veduta dall' alto del castello di Calatafimi Segesta.

S’era lasciato indietro il castello, solitario sulla vetta, adattando la propria edilizia alla variabile orografia dei luoghi verso Est: così i pittoreschi quartieri medievali di Borgo e Terravecchia, nel versante Sud del colle, sede della primigenia comunità, s’allungarono a cono sugli opposti declivi, dando luogo a nuove contrade e ad una più estesa compagine urbana, altimetricamente incostante , solcata dai lunghi e serpeggianti assi stradali, vere stecche portanti dell’intera struttura civica. All’interno delle sinuose stecche, nella asimmetrica membratura della fitta rete di viuzze e di slarghi improvvisi e aeree gradinate fatte di levigati ciottoli, il paese ostende dunque al visitatore la sua misurata morfologia, in cui i pacati volumi e i sobri profili di architetture e di stili si adeguano alle geometriche trasgressioni dell’assetto urbanistico , componendo nello scenario ambientale i godibili topoi di una romantica visualizzazione. E allora bisognerà percorrere il paese con lento passo per cogliere nelle convulse trame dell’antico centro, nelle espressive emergenze di pietra, i segni caratteristici delle passate civiltà, gli innesti delle varie culture trasmessi alla conoscenza del presente. Il largo Duca degli Abruzzi, al culmine della periferica via Segesta (per la quale si giunge dalla SS 113), sarà il giusto punto di avvio di ogni esplorazione. Bisognerà percorrere per breve tratto il corso Garibaldi, principale asse stradale del paese, e trasferirsi su via Marconi, l’altra importante arteria che si prolunga nel corso Vittorio Emanuele per offrirsi subito i primi “incontri”. Ed ecco, inserto di dignitosa geometria, la piazza Plebiscito inaugurare il repertorio artistico del paese: ivi s’impongono la chiesa della Madonna del Giubino, opera del trapanese Giovan Biagio Amico, che l’edifico fra il 1721 e il 1734 a fianco della cinquecentesca chiesetta del monastero benedettino di S. Caterina, oggi adibita a sacrestia, e, all’altro lato della piazza, la chiesa di S. Michele, affiancata a destra dalla Biblioteca Comunale.

Particolare della marmorea grazia della Madonna di Giubino

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